Il cancelliere Angela Merkel ha riconosciuto che la Germania dovrà vietare il motore a combustione interna.
Senza dare una data certa per questa modifica importante il Cancelliere ha riconosciuto che il 2040, anno dato dalla Francia e dal Regno Unito per cessare la produzione, sarà "l'approccio giusto" per risolvere il problema.
Con un crescente numero di paesi europei che annunciano misure per ridurre le emissioni nocive, questa dichiarazione inaspettata del Cancelliere tedesco ha messo delle campane di allarme tra i produttori europei, in particolare i produttori tedeschi.

Inoltre, se l'accordo di Parigi per ridurre le emissioni inquinanti e il riscaldamento globale verrà preso sul serio, l'Europa non può consentire nuove auto a combustione sulle strade dopo il 2030. Prendendo il comando, l'India si prepara a diventare il primo grande mercato mondiale per offrire solo auto elettriche dal 2030.
Quindi, come questo influirà sull'economia globale? Quale sconvolgimento strutturale potrà causare agli esportatori più importanti del mondo questa rivoluzione?
Un motore a combustione consuma carburante, olii, lubrificanti, bielle, alberi a gomiti, pistoni, candele e una serie di componenti che non sono necessari per la fabbricazione di un motore elettrico.
L'impatto del divieto influenzerà radicalmente i produttori di automobili e la catena di fornitura che dipende dal motore a combustione, secondo quanto riferito da Guy Stephens, direttore degli investimenti tecnici di Rowan Dartington "solo circa il 10 per cento della forza lavoro attuale sarà necessaria per assemblare le automobili a emissione zero". In questo caso migliaia di posti di lavoro saranno a rischio.
L'altro lato della moneta è che l'attenzione sulla mobilità elettrica è un'enorme opportunità per i produttori di fibre di alluminio, di carbonio, di litio e di altri materiali speciali utilizzati nella produzione di batterie, celle di litio e moduli elettronici.
Mentre prosegue la produzione del motore a combustione interna, i governi di tutto il mondo dovranno sostenere iniziative industriali per creare nuovi flussi di reddito e infrastrutture, in modo da evitare licenziamenti di massa.
La sfida – la più una grande - sarà quella di concepire una transizione liscia alla nuova era, affinché, mentre la salute del pianeta migliora, i lavoratori e le economie non subiscano eccessivi danni.
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